[pg!382] — Nulla, nulla! È cosa finita. La vedrai?

— Probabilmente, se non ha lasciato Parigi.

— Qualora tu le parlassi, non raccontarle nulla di me. Se poi ti chiedesse mie notizie, — cosa improbabile, — dille semplicemente che vivo una vita tranquilla.

— Era necessario che tu me ne avvertissi perchè le avrei detto proprio il contrario, e cioè che impieghi molto bene il tuo tempo, — esclamò con intendimento.

— Che vuoi dire? — obbiettai sorridendo.

— Eh, via! Posso ammirare il tuo riserbo senza lasciarmi però ingannare. Poi, francamente, non ci vuole molta penetrazione; credo anche di sapere con chi...

— Forse te l'ho lasciato supporre io stesso: ma tu, per fortuna, sei un uomo discreto.

— E guai se non lo fossi! Hai cambiato colore: una bruna. C'è la legge dell'equilibrio anche in questo. Era del resto inevitabile. Si torna sempre. Tutta la vita è un ritorno verso quello che poteva essere, mentre invece non fu. Che vuoi?... l'uomo è un bizzarro animale pieno di controsensi! Del resto io non posso che invidiarti. Una deliziosa creatura, un tipo diverso dal comune; poi, quella sensualità romana...

— Scusa, dove l'hai veduta?

— Non ti ricordi d'avermi una sera mostrato in teatro una signora, nel terzo palco a destra, in seconda fila? Era vestita di velluto nero.