— Naturalmente ieri abbiamo avuto una sequela di visite. Oltre gli Ardizzò, vennero i Landriano, mia cugina Ferro con suo marito, le De Gennaro, Maurizia Curreno, e molte altre. A proposito, si potrebbe sapere la causa vera di questo famoso duello?

— Ma è semplicissima: un incidente di giuoco al Circolo, come vi ho detto.

— Già; ma sembra che non tutti spieghino la cosa in questo modo. Il battibecco di giuoco, se vogliamo, è la versione ufficiale; ma insieme se ne dà un'altra.

— Un'altra?... — feci evasivamente. — Mi stupisce. Sebbene dovrei sapere ormai di quali pettegolezzi si dilettino i Landriano, gli Ardizzò, le De Gennaro e tutta questa brava gente.

— Eh, davvero, voi siete una grande vittima, povero Germano! — fece la zia sogguardandomi sopra gli occhiali.

— Non voglio notare la sua ironia. L'incidente mi creda, si è svolto così...

E narrai un comunissimo bisticcio, provocato da una freddura dell'Albanese. Durante il mio racconto la zia gonfiava la sua faccia pingue, talora sorridendo e talvolta volendo interrompere, Edoarda mi ascoltava senza batter palpebra, con il volto chino, facendo uno sforzo per reprimere il suo dolore.

[pg!36] Quand'ebbi finito, la zia si dimenò più volte nella poltrona con una specie di furor contenuto, e, molto accesa nel volto, squadrandomi di traverso:

— Bene, bene, — concluse: — a me sembra semplicemente, che, in date condizioni, un gentiluomo non dovrebbe dimenticare...

— Zia... — profferì Edoarda con voce angosciata, intercedendo per me.