Poi soggiunse, con un sorriso ambiguo:
— Ho teso l'orecchio per ascoltare se arrivassero gridi, ma nulla mi giunse. Può darsi che fosse in una stanza lontana... Scendendo, vidi il cocchiere attaccare i cavalli; sul portone intesi un giovinetto, che usciva davanti a me, dire al compagno: — Chissà l'altro!... — L'altro dovevi esser tu; ma il séguito mi è sfuggito.
— Questi chiacchieroni, per Dio! non rispettan nulla.
— Che vuoi? È involontario. Un'associazione d'idee, null'altro. Anch'io penso a te.
— Cosa pensi, se è lecito?
— Oh, molte cose! Intanto che trovo splendido quell'antico palazzo...
— Via, finiscila dunque! A rivederci: prendo una vettura perchè voglio giunger prima di lei. Ci rivedremo al Colonne.
— C'è un proverbio che dice: — «Mors tua, vita mea». Sai il latino? A rivederci.
Giunto alla stazione, mi fermai davanti all'entrata per attender Edoarda.
[pg!391] Lì, davanti a quella piazza folle di lumi, dove, nel fondo, biancheggiava la fontana come uno straordinario fiore, mentre per l'aria solcavano i fischi delle impazienti locomotive, e la gente frettolosa e le vetture pigre si confondevano in una specie di affaccendata ridda, mi rammentai tutte le partenze, tutti gli arrivi che per me si erano variamente compiuti, lì, su quella piazza medesima, durante la mia così diversa vita. Ricordai una mattina di sole, splendidissima, ed una sera quasi tragica, nel chiarore dell'autunno, quando la città neroniana esalava nell'aria pesante il lezzo della sua grave antichità, e la patria mi suonava esilio, poichè avevo sacrificato per sempre ad una donna straniera tutto ciò che nel mondo può essere poesia.