Mentre mi smarrivo in questi pensieri, d'un tratto vidi sbucar nella piazza la pariglia dei De Luca, ed appena la carrozza fu giunta, m'avvicinai, tenendomi rispettosamente a qualche passo dallo sportello. Sùbito ne saltò fuori il Capuano, e dietro lui una cameriera già vestita a lutto. Fabio dette qualche ordine alla donna, parlò rapidamente allo sportello e mi passò davanti frettoloso, borbottando:
— Ah, sei qui?... Bravo! Ci rivedremo fra un paio di giorni... — E si allontanò.
Mentre il domestico ed il facchino scaricavano le valige, la cameriera si pose accanto allo sportello, mentre appoggiandosi al suo braccio Edoarda ne uscì.
Era vestita di nero, con un velo di crespo su la faccia pallida. Il cocchiere si scoverse il capo, e, curvatosi, le mormorò qualche sillaba, cui ella rispose con un cenno. Forse il buon uomo le affidava un saluto per il padrone morto.
Un po' tremando, anch'io m'avvicinai; le tesi la mano: ella strinse le mie dita, forte, forte, senza guardarmi, e sùbito ritrasse la mano, quasi con paura. Non seppi cosa dirle, o troppe frasi, che non osai profferire, mi vennero insieme alle labbra. Ella rimase perplessa un attimo, poi si mise a camminare.
L'accompagnai fin nell'atrio della stazione; vidi allora, nella piena luce, che il suo viso era straordinariamente bianco e negli occhi aridi le sue pupille splendevano con [pg!392] una fissità quasi d'allucinata; i suoi lineamenti eran fermi nella tensione di uno sforzo visibile; coi denti si teneva l'orlo del labbro inferiore, quasi per frenarne il tremito.
Fabio, ad uno sportello, stava comperando i biglietti.
— Volevo almeno vederti... — le dissi piano. — Ora ti lascio.
— Sì, lasciami; è una cosa orrenda... — ella rispose con una voce priva d'accento, senza quasi muovere le labbra. E chinando ancor più la fronte soggiunse, in un modo appena intelligibile:
— Ti scriverò poi...