Fa piano a depormi nel féretro, o scortese becchino!... Questo mio corpo che malamente scuoti, fu amato in verità e cosparso di carezze dalle calde labbra e dalle bianche mani di molte donne soavissime. Or queste si affaccian su l'orlo della cassa ove mi poni, e guardano.
Ahimè! ricoprimi bene la faccia, ch'elle non mi vedano così bianco! Due più curve stanno, e, quasi più attente, cercano d'interrogare il silenzio, d'indovinare la morte. Una di gramaglie veste, ma l'altra è vestita di sole, perchè i suoi capelli conservano quel colore indefinibile dell'oro antico e del bronzo, che fascia il suo volto fermo in un velo di scintillante oscurità.
Entrambe da me non seppero qual d'esse il mio sterile cuore abbia veramente amata. Ma ora, prima che il coperchio di piombo mi sia la più diuturna coltre, ora domandano con paura — (e non le odi tu forse?) — domandano: «Quale?»
Becchino disattento, becchino privo di urbanità, poichè non posso io rispondere con le mie suggellate labbra, e tu per me rispondi:
«Amò di voi la più lontana, quella che si chiamò «Perduta», quella che si adornò per lui d'un nome ancora più torbido, «Sconosciuta?...»
Su la tua bocca odorosa di forte vino e di aspro tabacco, le belle frasi ch'io ti suggerisco parranno quasi una celia inconsapevole; ma tu non mutarne sillaba e fedelmente ripeti:
[pg!401] «Amò di voi quella che parve al suo amore più vietata, sebbene quest'uomo che io seppellisco porti con sè nella fossa un cuore povero come la morte.»
Ma se colei non t'ascolti che veste le gramaglie della vedova, e l'altra, nei chiari occhi, paia della mia morte pensosa, su questa cùrvati e dille, o buon seppellitore, ma furtivamente, all'orecchio dille, che soltanto lontani, oltre la rinunzia, dopo l'irreparabile, al di là dall'amore si ama; soltanto nella memoria, nella impossibilità si ama... A lei dillo, becchino, a lei sola... e che l'altra, la mia vedova, non oda. Perchè fino all'ultimo giorno ella mi conobbe ormai per un marito fedele, nè io vorrei farla soffrire in cambio del bene che mi diede.
La sua dolce anima vegliava intorno alla mia tepida indolenza come la lampada funeraria veglierà fra poco sul marmo della mia sepoltura; nel mondo ella non ebbe altra gioia, se non quella di riscaldare con il suo àlito il mio stanco disutile cuore...»
Ma perchè indugiarmi a discorrere con te, o becchino che mi sei ancor distante, quando la vita è tuttora bella, ed in queste giornate di sole Roma splende, quasi fosse un mosaico di gioielli, e sembra tuttavia la città miracolosa dove il destino d'un uomo, la sua giovinezza, i suoi liberi sogni possono ad ogni giorno rifiorire?