Scintillava nei calici la spuma dello Sciampagna, e l'anima generosa di quel vino biondo accalorava un poco le guance di Elena, diffondendole negli occhi un'ombra di soave languore. Ella vi bagnava le labbra, bevendo a piccoli sorsi, lentamente, come si aspira un profumo. La sua bocca rossa, quando si staccava dall'orlo del bicchiere, umida per uno scintillìo di piccole gemme liquide, aveva in sè qualcosa di estremamente sensuale, come la maturità di un frutto che si fende al sole.
Non v'erano a guardarci che i fiori nelle coppe di cristallo e gli occhi scolpiti nei fregi delle grandi scansìe. Veniva su dalla strada un rumore confuso, traverso i tendami di broccato, e poichè gli usci erano aperti verso la sala, si vedevano ardere i tizzi di ginepro, talora con ventate improvvise di scintille che sfavillavano e crepitavano prima di soffocarsi entro la cenere.
Da lei, dalle sue vesti, si esalava un odore tenuissimo, forse un po' simile all'eliotropio, quell'odore che reca talvolta il vento della primavera quando giunge di lontano ed è passato sopra le serre aperte. Ero ad un'altra tavola, davanti al dolore di un'altra, ma il mio pensiero [pg!38] infrenabilmente risognava così. E per lei, per lei, per quella del mio sogno, volevo contendere finalmente a quelle fragili mani la mia liberazione.
Ma come ardire?
Non ella era venuta verso me con l'anima sul palmo della mano, perchè io vi spegnessi la mia sete? Io solo avevo dalle sue gote fatta sfiorire la giovinezza, e nella primavera della sua vita ero passato io solo, ma come un turbine, come una devastazione.
Quale diritto potevo dunque invocare a difesa di me stesso, per quanto nessuna legge vi sia contro il delitto che uccide un'anima?
E d'altronde perchè io, come essere umano, avrei dovuto sacrificarmi a lei, nell'ora in cui sentivo di potermi scagliare con l'impeto più giovanile della mia forza verso i miracoli d'una vita nuova? Condurre la mia libertà sfrenata sotto le placide ali del suo dominio e dirle:
«Ecco: incatenami ora, perchè un giorno, per illusione, t'ho amata!»
Queste meditazioni confuse avvincevano il mio pensiero, mentre andavo considerando meco stesso l'imminenza di un colloquio con Edoarda.
Allora, per quel senso d'improvvisa divinazione che mi ha sempre soccorso in tante ore difficili della mia vita, quel senso figurativo, che suscita negli occhi la visione scenica di un fatto imminente, compresi tosto l'assurdità ed anche la ripugnanza d'una scena di commiato, viso a viso, dicendo le parole necessarie, deciso a tutto.