Mi parve che avrei meglio potuto giungervi per una via trasversa, con arte, senza vibrare una ferita brutale, ma infliggendole a poco a poco la morte di questo amore, facendole intendere questa legge umana del perpetuo dissolvimento, della perpetua fine. Mi parve che il far meno soffrire fosse ancora una delicata pietà, e pensai di muovere nell'animo suo quei sentimenti che sono la vera forza del dolore, poichè inducono a misurare un desiderio di vendetta.

[pg!39] Pensai: «S'ella sapesse odiarmi!»

E l'idea che nelle deboli sue membra potesse ancora insorgere l'odio, questa magnifica ribellione, me la fece improvvisamente apparir più bella.

«Sì, odiarmi ella deve, con la violenza ch'ella seppe infondere nell'amore; odiarmi per tutte le lacrime piante, per tutte le ore di giovinezza lasciate sfiorire in silenzio. Questo solo è degno di un'anima. Dopo avere amato io non saprei che odiare.»

Ma ecco, facendo questo pensiero, d'un tratto m'apparve la visione di Elena, perduta per me, lontana, irridente con altri alle memorie di un nostro lungo amore. Un senso di vertigine mi strinse, avrei voluto quasi levarmi per correre a lei.... Compresi come non sia possibile odiare la creatura che fu da noi supremamente amata, compresi quanto il mio pensiero somigliasse ad un freddo egoismo, in cerca di placar la voce del rimorso, e mi sconfortò la sofferenza che tremava nella stanchezza di quegli occhi mansueti.

Ebbi ancora bisogno di essere dolce con lei, di rivolgerle una parola buona. Le dissi piano:

— Tu non sai come soffro nel vederti così...

Su la sua povera bocca, ne' suoi tristissimi occhi azzurri, brillò rapidamente una luce che non parve sorriso, ma fu come un segno di sconforto inutile, di rassegnazione stanca.

E soggiunsi più forte:

— Voi non mangiate nulla; perchè? Vi ammalerete, Edoarda.