— Quando lo avete attaccato l'ultima volta? — domandai al cocchiere.
— Tre giorni fa, signor conte. Trottava magnificamente. Me ne accorsi la mattina dopo nel farlo uscire di scuderia.
— Bisognava sferrarlo, — dissi.
— Ma il dolore dev'essere nella spalla.
— Non importa; va sferrato. — Mi detti a comprimere la spalla dell'irlandese, cercando nelle muscolature di suscitargli un dolore. Infatti, ad un certo punto, il cavallo si agitò sotto la pressione delle dita, volgendo la groppa ed inarcando il collo.
— È una spallata, — dissi. — Forse avrà dato nel battifianco o si sarà coricato male. Fategli una buona fregagione d'«Embrocation» e mettetegli un po' di creta. Sarà meglio chiamare il veterinario in ogni modo.
— Povero Good Bye! — fece Edoarda battendo il palmo su la sua bella narice bianca.
Il cavallo scomparve nella scuderia e rimanemmo soli, Edoarda ed io, nel mezzo della corte, al sole.
— Dove andremo? — le domandai.
— Dove tu preferisci: nel giardino o sopra.