Quel pomeriggio, in sul morir dell'inverno, era quasi tepido come una primavera; il giardino inverdiva di là dalla corte.

— Sopra, — io scelsi, pensando che le facesse piacere. E ci avviammo. Per le scale volli prenderle un braccio, ma Edoarda eluse il mio gesto, salendo più rapida sino al pianerottolo.

— Edoarda, che hai?

— Perchè cerchi di fingere? — mi rispose tristemente.

[pg!43] — Sei molto ingiusta con me!

Allora ella chiuse l'uscio dell'anticamera, in faccia a Whisky che voleva entrare con noi, e passando piano per la stanza ove la zia sonnecchiava entrammo nel salottino, dove ogni cosa poteva rievocarci una sua particolare memoria.

Traverso le cortine il sole delineava una trama di vincoli floreali, muovendo una palpitazione luminosa intorno alle pareti, ai mobili ed ai cuscini, ch'erano foderati di una stoffa delicatissima, dal colore un po' languido della rosa di gruogo. Una striscia di polvere animata fendeva obliquamente la stanza, traendo qualche bagliore dalle coppe fiorentine, che traboccavano di bianco lilla e di lilla malvato; sopra un tavolino, in un angolo, fra molti ninnoli graziosi, una scatola d'argento si accendeva d'una raggiera insostenibile, ferita in pieno da quel raggio di sole.

In silenzio Edoarda sedette sopra il divano, e come in forza d'un'abitudine lasciò vuoto al suo fianco lo spazio dov'io sedevo di consueto per prenderla fra le braccia. Ed ecco mi posi accanto a lei, sul divano, senza guardarla, non osando interrompere il silenzio.

Di fronte v'era una piccola scrivania di legno roseo, intarsiato alla foggia di Andrea Carlo Boule, un delizioso mobile del Settecento, con incrostazioni di madreperla e di mosaico fino; più oltre, nella parete, un caminetto con gli alari di bronzo, chiuso da una lamina d'ottone istoriato, e così minuscolo da parere costrutto per i piedini di una bambola di Norimberga.

— Germano, — ella prese a dire lentamente, con gli occhi semichiusi, le palpebre sfiorate da un triste sorriso di evocazione, — ti ricordi quanti sogni abbiamo fatti insieme, in questa piccola stanza nostra, quando mi amavi ancora?