— Perchè dici così? Nulla è mutato.

— No, tu non rispondere... Taci, taci! Vedi bene che cerco di non piangere... Ah! non voglio piangere!...

E scosse la testa. Una lacrima le cadde dalle ciglia, pianamente, senza il desiderio d'essere asciugata.

[pg!44] — Ti ricordi? — ella ricominciò. — Dopo il pranzo tu mi dicevi: Non verrà nessuno? — Nessuno. — Dormirà la zia? — Dormirà. — E allora mi prendevi su le ginocchia, proprio qui, su questo medesimo divano, e mi dicevi tante parole così dolci, così dolci... Qualche volta io ti leggevo un libro, ma tutti i libri erano troppo noiosi e ci voleva un'eternità prima di giungere alla fine. Verso le undici Pietro portava il tè, con due tazze, ma noi se ne adoperava sempre una sola... ti ricordi?

— Sciocchezze! — io dissi mentalmente. Ma ebbi quasi paura di averlo pronunziato in modo intelligibile. Invece risposi, con la voce più mite che potei:

— Sì, mi ricordo. Ma, vedi: non si può continuare tutta la vita a bere il tè nella medesima tazza. Queste piccole cose hanno il loro pregio appunto perchè si fanno una volta sola; continuandole diverrebbero comuni.

— E come le piccole cose, anche le grandi, — ella rispose. — Tutto è comune quello che non piace più. Vedi, Germano, anch'io darei non so cosa per trovar sciocco e vuoto il migliore fra i nostri ricordi; ma, che vuoi? è più forte di me, non posso! C'è qualcosa nel mio spirito che mi fa trovare continuamente nuovo tutto quello che appartenne ad un momento del nostro amore.

Poi, d'improvviso, dilatando gli occhi con una specie di smarrimento, arrendendosi alla suprema evidenza di un pensiero:

— Dimmi, — esclamò, — come potremo continuare a vivere in questo modo?

E prima che potessi rispondere: