— Dunque, — riprendo con indifferenza, — avete letto molto a lungo? E certo un libro attraentissimo, un libro strano, perchè voi amate soltanto le cose strane...
— Non sempre, qualche volta, anche le tristi.
[pg!7] — Allora, oggi, un libro triste?
— Sì: «Le roman d'un spahi», del Loti. Era l'unico libro suo che non avessi ancor letto.
— Vi piace Loti?
— Molto; perchè ne' suoi libri mi rassomiglia un poco; sente cioè tutte le cose con un'anima che non è sua, ma che gli appartiene e che sa far comprendere come se fosse la sua.
— E questa seconda anima cosa sarebbe, in voi ed in lui?
— Oh Dio, è ben difficile a definirsi! Un misto d'ingegno e di fantasia, d'indifferenza e di sensibilità, di superficiale e di profondo, di curioso e d'inutile.
— È vero; per Loti è vero. Per voi, non so... perchè non vi conosco.
— Ah?... ricominciate le indagini solite?