— Ma perchè vi sei andato? Le volevi bene ancora?

— Nemmeno per sogno! Vi sono andato, così, per capriccio, per fare qualcosa... Tu non crederai, ma quando un uomo sta per ammogliarsi e deve chiudere la sua vita galante, prova talora una specie di ritorno sentimentale, o stupido, come vuoi, verso le amiche di una volta, ma indistintamente verso tutte, per la semplice ragione che dopo non si avranno più. Mi capisci?

— Sì, forse posso capire, fino qui... Ma poi?

— Poi, non c'è altro. Il resto, che so io, è stato un semplice caso...

— Eppure ti sei battuto per lei.

— Per lei? Ma chi te l'ha detto? Ci siamo battuti per una sciocchezza. Intanto, quell'Albanese, non l'ho mai potuto soffrire. È un vanesio antipatico e m'irrita. Poi forse credeva che quella donna fosse la mia amante...

— Ma come poteva crederlo, se non era?

— Oh, Dio, si raccontano tante fiabe! Del resto mi [pg!47] aveva un giorno incontrato per istrada mentre parlavo con lei. Dunque, lasciami continuare... Venne al Circolo, e, seccatissimo di perdere, cominciò a stuzzicarmi dicendo una quantità di scempiaggini, cioè che avevo fortuna con le carte ma non con le donne, perchè lui conosceva questa signora, le mandava fiori, la fermava ogni giorno... insomma che credeva di potermela togliere quando volesse. Io gli ho risposto, per puntiglio, che la sua pretesa era un po' avventata, ma che gli stava bene il soprannome di «Assillo», poichè infatti, con quelle sue millanterie, si rendeva ridicolo. Insomma da una parola vivace all'altra, si venne ad un battibecco. Naturalmente raccontarono poi che la causa ne fosse quella donna... Vedi che dopo tutto la mia colpa non è tanto grave!

— Ed è così?... — fece, incredula.

— È così, Edoarda. Perchè ti dovrei mentire?