— Povero amore, — sospirò, — vorrei tanto poterti guarire! Ma io... cosa sono io per te?
— Sei anche tu, Edoarda, un piccolo cuore malato. Vedi: la nostra vita è troppo dolorosa; tu mi comunichi la tua disperazione. Senti: cosa faresti, per esempio, se non dovessi vedermi più?
Con uno scatto si volse tutta verso di me, spalancando gli occhi atterriti.
— Perchè mi domandi questo? — mormorò, con un filo di voce tremula.
— Te lo domando astrattamente, — risposi, con uno sforzo per sembrarle naturale. — Poi anche per la ragione che ora dovremo lasciarci momentaneamente... Oh, non ti spaventare! un'assenza di pochi giorni.
— Ah, sì?... parti?... — ella domandò soffocatamente, serrando le mani in croce sul petto per contenerne l'affanno.
— Non è una partenza, via! Dovrò solo andare per qualche giorno a Torre Guelfa. Mi scade fra poco l'ipoteca triennale fatta con i Rossengo su le terre di San Biagio. Non potendola pagare, debbo rinnovarla. Sto già trattando per lettera, ma richiedono la mia presenza per appianare certe questioni di forma.
[pg!49] — Dunque te ne vai... — disse con desolazione. — E quando?
— Non so ancora; uno di questi giorni. Sono talmente seccato!
— Ma io ti potrei forse...