— Di vista, signor conte.

— Sapete che c'è sopra un'ipoteca per garanzia di mutuo?

— Appunto, — egli disse, consultando un sudicio taccuino. — Ipoteca dei Rossengo di Terracina, 28 gennaio 19...

— Ah, ne siete al corrente! — feci, un po' meravigliato.

— Che vuole? sono i ferri del mestiere... — mi rispose con soavità.

— Io direi che sono le tenaglie del mestiere, mio bravo Capponi! Insomma, ecco il punto: quel debito lo vorrei pagare alla scadenza, e se voi mi provvederete il denaro, eviterò moltissime seccature.

— Impossibile, signor conte, — egli affermò sùbito. — Le ho già detto...

[pg!52] — Non facciamo chiacchiere inutili. Entro la settimana io partirò da Roma per Torre Guelfa. Voi, prima di sabato, mi farete avere una risposta. Va bene?

— Ma...

— Non parliamone più fino a sabato. Voi conoscete i miei affari meglio di me: studiate quindi se ancora vi è possibile rendermi un servigio. Non appena vi sarete deciso per il sì o per il no, mi darete una risposta.