— Questa non è una risposta. Occorre sapere.

— Insomma, Fabio, volevo appunto venirtene a parlare. Non è da oggi nè da ieri che vedo l'impossibilità di questo matrimonio, e tu lo sai.

— Calma! calma! Non diciamo sciocchezze. Hai riflettuto a quello che abbandoni?

— Ho riflettuto più del necessario; non solo, ma sono giunto a questa conclusione: che la mia vita con lei sarebbe per entrambi un'agonia di tutte le ore. Vi sono due morali e due logiche; una, inflessibile, che dice: «Hai data la tua parola, devi mantenerla; sei presso alla rovina, carpisci una dote.» L'altra, meno rigida ma più umana, la quale, fra due disonestà, fra due disgrazie, consiglia di scegliere la minore. Io, purtroppo, non sono mai stato padrone de' miei nervi.

— Ebbene senti, — rispose con un tono persuadente, — credi a me, non cedere ai nervi. Ragiona freddamente. Siccome ti voglio bene, avrei voluto vederti sposar Edoarda. Sarebbe stata la tua salvezza; ma tu la rifiuti, e sia. Da uomo pratico non so approvarti, ma, come idealista, devo ammettere che il gesto può avere anche una certa bellezza. Però tutto questo sarebbe ancora lecito se si trattasse unicamente di te. Ma Edoarda? questa fanciulla di cui distruggi la vita con una tranquillità così gelida?

— Ah? e tu credi ch'io non abbia pensato a lei? che non mi sia torturato fino allo spasimo, prima d'arrendermi all'evidenza di questa impossibilità?

Feci una pausa; presi una mano di Fabio con effusione, con preghiera:

— Senti... se tu mi volessi aiutare!

— A che?

— Ad uscire da questo inferno! a trovare una soluzione, insomma; perchè, da solo, io non vi riuscirò mai.