Quand'ecco, di lontano, intravvidi la figura di Elena. Veniva rasente il muro, con un passo rapido sebbene affaticato, non volgendo mai gli occhi alla strada nè alle vetrine. Camminava tenendo con una mano accostato ai fianchi un lembo del suo mantello, che le scendeva lungo la persona con poche pieghe simmetriche, delineando la forma del braccio ed oscillando all'incedere d'ogni passo. Nell'altra mano teneva una piccola borsa, [pg!61] ch'era una maglia d'oro tenuissima, con la cerniera lucente; ad ogni chiarità di vetrina la sua faccia e l'oro splendevano insieme. Molti si fermavano a guardarla; io stesso la contemplai con un senso di stupefazione. Due sfaccendati la seguivano, tenendosi per braccio, scambiando fra loro sorrisi e parole che parevan grossolane. Quand'ella entrò nell'albergo, i due si fermarono irresoluti.
Allora, traversando la strada, entrai nell'atrio, dove molti forestieri qua e là seduti leggevano il Baedeker come si legge la Bibbia o nascondevano i nasi inforcati d'occhiali dietro l'edizioni ampie del New York Herald e del Times.
Salii. Quand'ella intese picchiare, venne senza indugio ad aprirmi.
— Sei già stato a cercarmi, non è vero? — disse tosto, posandomi le due mani su le spalle e baciandomi.
— Sì, una mezz'ora fa, — risposi. Guardai distrattamente verso la pettiniera: il telegramma non v'era più.
— Verso le cinque son uscita per prendere una boccata d'aria, — ella spiegò. — Mi doleva il capo: sono così stanca oggi!
Di fatti era molto pallida; ne' suoi gesti medesimi v'era un certo abbandono; anche nel sorridere una specie di stanchezza.
— Che hai? — feci amorevolmente.
— Non so... — E pianissimo, sorridendo: — Sono stanca, molto stanca...
Me lo disse vicino alla faccia, con le labbra che appena mi toccavano.