Poi si mise davanti alla specchiera e con un pettine d'avorio cominciò a ravviarsi i capelli che le sfuggivano dietro la nuca. Io le sedetti accanto, e presi a giocherellare con i vari oggetti che ingombravano il vetro della pettiniera.
— Dove sei stata? — le domandai con naturalezza.
— Avevo alcune piccole commissioni, — rispose, continuando a pettinarsi. — Vedi: quel mazzo di nastri, una [pg!62] veletta, un paio di guanti... poi dovevo anche andare alla Posta.
— Ma non ricevi le tue lettere all'albergo? — le domandai, fingendo di esaminare attentamente la sua scatola per la cipria, ch'era d'avorio con le iniziali ed una corona di smalto.
— Non tutte, perchè non sapevo a quale albergo sarei scesa.
La sua voce non tradì la minima incertezza; solo, prima di rispondere, ella fece un atto come se il pettine le si fosse impigliato fra i capelli.
— E tu non mi racconti nulla? — continuò Elena, posando i gomiti sul cristallo per unire le mani e raccogliervi la faccia. — Mi sembri di cattivo umore.
— No, affatto, Elena.
— Ah... mi era sembrato.
— E tu?