— Senti, — le mormorai presso la bocca, — fra qualche giorno potremo partire insieme; andremo in un mio castello non lontano dal mare.
[pg!63] Quasi con violenza le sue braccia m'avvinsero, e nascose il volto contro di me.
— Lo sai che debbo andar via... lo sai che non posso!...
Feci come se non avessi udito e continuai:
— È una grande casa antica, silenziosa, fatta per l'amore. Laggiù, fra poco, verrà la primavera.
Sollevò la faccia illuminata, mi passò le mani fra i capelli:
— Ah sì? una casa nostra? una casa per noi?...
Ma bruscamente si ribellò: — Non posso! Non posso!
Andò rapida verso una grande specchiera che occupava tutto il portello dell'armadio e con le dita si ravviò i capelli di nuovo scomposti; poi lasciò cadere le braccia, si volse, appoggiando la schiena contro il cristallo, e vi rimase, con la faccia sollevata, gli occhi volti all'alta ombra, un po' rigida, muta.
Per un momento la rividi com'era il primo giorno, quando entrò nella mia casa, fiera e triste, avendo alla cintura un gran mazzo di viole. Mi parve, da quel giorno già lontano, di non conoscerla affatto meglio, di non aver penetrato ancora nessuno dei suoi molti segreti. Le vedevo serpeggiare appresso i desiderii degli uomini che l'avevano inseguita, e quei desiderii obliqui si avventavano contro di me come tanti colpi di staffile vibrati al mio geloso amore.