— Insomma, — le dissi quasi ruvidamente, — una volta o l'altra ti risolverai a spiegarmi questi continui misteri!
— Che significa, Germano? Perchè mi parli così? Hai veramente una fisionomia stranissima oggi!
— Ti pare? — feci con ironia. — Devi pur ammettere che le tue misteriose contraddizioni possano irritarmi un poco. Davvero non ti comprendo. Mi hai affermato in tutti i modi possibili di non avere alcun legame, dici anzi di volermi bene, mentre non fai che ripetere: Dobbiamo lasciarci! debbo andar via!... Dunque una ragione ci dev'essere. La vorrei sapere.
— Ma perchè vuoi sempre sapere tutto? conoscere tutto? [pg!64] Che bisogno c'è? L'anima di una donna, la vita di una donna come me, sono cose a cui val meglio lasciare il loro velo. Io, per esempio, quando posseggo un oggetto che mi sia prezioso, lo tratto con estrema delicatezza, per non sciuparlo, per non lasciarlo cadere. E frugare troppo addentro nella intimità di un'anima è sempre farle correre il rischio grave di cadere a terra, di andare in frantumi. Non ti pare?
— Belle parole... nient'altro! E se t'illudi ancora di potermi convincere con due frasi abili, t'inganni! Tanto più che ho forse qualche ottima ragione per non credere a nulla di quanto mi dici.
— Oh, questo poi!... — esclamò raddrizzandosi in tutta la sua fierezza.
— Dico la verità e non devi esserne offesa. Tu ti diverti ad ingannarmi ed io cerco di non lasciarmi ingannare, almeno fin dove posso.
— Cioè?
— Cioè... nulla! Io so molte cose che tu non sospetti nemmeno.
— Invece, se tu le conoscessi davvero, forse non parleresti così, — rispose con tristezza, camminando a passi lenti per la camera. Poi mi venne vicino e prese a carezzarmi i capelli con una soavità materna ed infantile insieme.