— Oh, non importa... — rispose con indulgente ironia. — Tanto, a me non devi alcun rispetto!
E camminava con lentezza, tenendo sotto il mento le due mani congiunte, che avevano la pallidezza di un avorio antico.
— Via, — le dissi, — non essere ingenerosa ora... Ti ho chiesto perdono.
— Senti, — esclamò repentinamente, — cos'hai pensato di me?
— Niente! — risposi con nervosità. — Il telegramma è chiaro. Ho pensato che andavi da quell'uomo. E del resto sei liberissima di fare quello che vuoi.
Ella mi venne vicino, quasi con furia, e mi afferrò le mani ruvidamente.
— Hai creduto allora che v'andassi per lui? — esclamò con ira. — Guardami bene in faccia e rispondimi: hai creduto questo?
— Ma io non so niente! Non ho fatto che leggere. Quando non si ha nulla da nascondere non si fanno misteri.
E incollerito mi levai, sciogliendomi dalle sue mani con un moto ruvido. Soggiunsi:
— Devi anche pensare ch'io non sono avvezzo a queste ambiguità. Volevo non dirti nulla, per non sembrarti ridicolo, poi non ho potuto. Volevo lasciarti continuare in silenzio la tua commedia, ma siccome ho la stoltezza di amarti, così non l'ho saputo fare. Del resto, ti ripeto, sei libera. Sei nel tuo pieno diritto. Solo bisognerà che tu scelga fra una cosa e l'altra, perchè io non so dividermi e non accetto comunioni.