Mi ascoltava un po' curva, subendo le mie parole come continue percosse. La sua bocca rideva, esprimendo uno scherno dolorosissimo e contenuto. Poi, con la voce che sibilava:
— Non puoi credere questo! — affermò. — E bada [pg!67] che sopporto le tue parole solo perchè non credo che tu le pensi.
— Ma dunque spiégati! — esclamai con ira. — Cosa può immaginare un uomo in questo caso?
— Naturalmente...
— Spiégati, Elena. Finisci di farmi soffrire!
— Rispàrmiami questo! — ella pregò sordamente; — poichè ti giuro che vi sono andata per una causa del tutto diversa da quelle che puoi supporre tu. E non l'ho nemmeno trovato. Lasciami tacere.
— Impossibile, Elena. Vorrei poterti accontentare, visto che me lo chiedi, ma, dopo, non me ne darei pace.
— Te ne supplico, Germano, lasciami questo piccolo segreto. E' una cosa che mi offende, che mi ripugna...
I suoi occhi brillavano stranamente, le sue mani congiunte tremavano.
— Come vuoi tu! Sei anche libera di non dirlo, — risposi duramente.