Mi narrava con malinconia le memorie dell'infanzia felice, nella tranquillità un po' severa d'un castello ungherese, dov'erano accolte le ricchezze di una lunga discendenza.
Per quanto lontano ella tornasse con la memoria, non poteva rivedere la madre se non sotto le sembianze di una giovine signora dagli occhi soavemente pensierosi, che, muta, con libro su le ginocchia, passava lunghe ore solitarie in una sala troppo vasta per lei, o succinta in abito d'amazzone scendeva presso i cancelli d'un grande parco secolare, mentre gli staffieri le imbrigliavano un cavallo grigio, dalle narici vive come lo scarlatto, con la criniera e la coda simili a due copiosi rami carichi di neve.
Il padre dimorava raramente nel castello, ed aveva per la moglie una devozione che pareva nascere da un profondo rimorso, anzi aveva per lei una specie di religioso amore. Ma ogni volta ch'egli tornava dalle frequenti assenze, avveniva molto spesso ad Elena di trovar sua madre tutta in lacrime nell'angolo di una sala, più spesso, poichè dormivano accanto, di udirla piangere nel silenzio della notte.
Egli amava con passione la musica, e suonava divinamente il violino, la sera, in una stanza chiusa, per lunghe ore continue.
Ella e sua madre lo ascoltavano dalla sala vicina, in silenzio.
[pg!69] Un giorno, dopo una sua più lunga assenza, lo portarono morto al castello due grandi uomini sconosciuti, che tristemente accarezzarono la sua testolina di fanciulla.
Sua madre la condusse a baciare il cadavere, poi mise un abito nero, e da quel giorno, per lunghi mesi, non parlò quasi mai, divenendo malata. Le disse ch'era morto in viaggio; ma più tardi ella seppe, nell'ascoltare i discorsi dei domestici, ch'era stato ucciso in duello.
Poco tempo dopo il castello era venduto. Vennero genti nuove, che portaron via i mobili, i quadri, gli arazzi, le armerie, i cavalli: tutto. Una mattina sua madre, pallida e pur sorridente, la condusse per tutte le stanze, per i piantereni e per le scuderie, le mostrò l'intero dominio, quasi per bene imprimere nel suo cuore la memoria d'ogni cosa, poi, quando furono in fondo al giardino, presso una fontana, ch'ella rivedeva sempre, le disse con voce tranquilla:
— Tutto questo non ci appartiene più, Elena. Siamo povere adesso e dovremo partire.
Un signore le accompagnò, che veniva sovente al castello.