Un giorno ella imparò a conoscere i libri di Massimo Gorki: glieli aveva dati un professore paralitico, il quale abitava una soffitta al di sopra della sua, in una città danubiana.

Questi libri l'accesero, le parvero il poema eroico della miseria, il vangelo dei diseredati. S'innamorò di quei naufraghi alteri che non volevano arrendersi alla nemica vita, e discutevano fra i loro cenci una filosofia nuova della società umana, come dottori all'Accademia, essi, fra le caraffe d'acquavite.

Allora pensò ch'ella pure, come quei caduti, come quegli ex-uomini, aveva un passato di luce, un avvenire d'ombra. Com'essi era caduta sotto l'invincibile furore della fortuna e più non le rimaneva che una forza: [pg!76] quella di considerare la vita come una catena di avvenimenti provvisori, cioè dall'oggi al domani, con instabilità seguendo l'alea dei nomadi, e senza perdere mai la coscienza di rimanere un «essere umano».

Pochi centesimi bastarono alla sua vita, qualche libro, qualche fiore.

E visse di sè, chiudendo nell'anima sua di fanciulla un infinito mondo; vide ciò che ha nome il bene e il male, ciò che gli uomini hanno pensato di giusto e d'ingiusto, ciò che una creatura deve compiere per insignorirsi del proprio destino.

Libera e sola, continuò quel suo pellegrinaggio, fin quando, in una città sul Reno, essendosi gravemente ammalata, fu accolta in un Asilo Evangelico. Dopo la guarigione, le suore che avevan preso ad amarla vollero rimanesse con loro e le affidarono alcuni bimbi da educare, quand'ella ebbe loro promesso di convertirsi al protestantesimo.

Quella pace ora la riposava; le pareva di amare il convento, le preghiere lunghe, le fervide meditazioni; un fondo di misticismo innato le si ridestava nei recessi dell'anima.

Il pastore che l'istruiva per la conversione s'innamorò di lei. Non glielo disse dapprima, forse non osò; ma ogni giorno le portava un libro di fede o di evangelica meditazione, avendone prima sottolineate alcune frasi di amore castissimo. E talvolta, partendo, serrava lungamente una mano della fanciulla tra le sue.

Finalmente un giorno si fece coraggio; le confessò di volerle bene, le domandò se avrebbe mai consentito a sposarlo. Elena, dopo averlo guardato un momento, si mise a ridere come una pazza, e rise così forte che il povero giovine, tutto vergognoso, fuggì.

Ma poi, quando lo rivide, così pallido e serio, così turbato davanti a lei, quasi le spiacque di avergli fatto male e gli usò molte piccole cortesie. Ora il giovine le impartiva la sua lezione rigidamente, senza guardarla, e solo di quando in quando le portava un libro, ancora con le parole segnate.