Qualche volta egli si atterriva nell'udirla parlare; allora la guardava con un lungo rimprovero silenzioso ed una specie di affanno contraeva la sua faccia dimagrata. Passò l'inverno. Egli andava ogni giorno a prenderla, quando moriva la luce su le tele de' suoi quadri, ed uscivano insieme per la città rumorosa, per i viali dei grandi parchi, simili a foreste addormentate, ove la primavera destava tra il verde il canto nuovo delle fontane.

[pg!79] Mathias non le parlava quasi mai; solamente l'ascoltava, camminandole a fianco un po' curvo, e qualche volta scuotendo il capo, quando Elena faceva ad alta voce un sogno d'avvenire.

— Se io facessi un quadro di voi? — le disse un giorno.

— Si? Volete? — Elena rispose.

Ed una felicità subitanea splendette nella faccia del pittore.

Tosto vi si accinse. Tutta l'anima del giovine si trasfuse nel quadro, l'anima che voleva tutta esprimere quella pura bellezza in una luminosa magnificenza di colori. Elena non poteva concedergli molte ore della sua giornata e l'opera si compiva lentamente.

Dopo alcuni mesi dall'arrivo, un giorno ella si recò a visitare l'Hohenfels, al quale aveva scritto di quando in quando lungo le sue peregrinazioni. Un sentimento strano la guidava ora verso di lui, verso quell'uomo del quale aveva sempre avuta una irragionevole paura. Ed era il desiderio di apparirgli davanti, nel fiore della sua bellezza, un po' altera, un po' beffarda, ora che si sentiva sicura della propria forza e sapeva di non tremare davanti a quegli occhi. Voleva quasi dirgli con uno sguardo:

— Ecco, vedete: sono qui. Non ho avuto bisogno di voi, non vi debbo nulla!

Egli era forse un po' invecchiato, ma conservava sempre una grande vivacità nella fisionomia, nei gesti, ed un sorriso leggermente sardonico su l'orlo della bocca fine. Al vederla, ne rimase attonito; s'informò dove abitasse, che facesse, quali fossero i suoi disegni. Una settimana dopo l'andò a visitare nelle sue piccole stanze, e giudicando il luogo inadatto, disse che per il medesimo prezzo avrebbe potuto trovare assai meglio a Berlino, se gli concedeva di far ricerche per lei. Ella se ne schermì più volte, ma le sue preghiere la vinsero, perch'egli sapeva essere persuasivo, cortese, discreto.

Tornò, dicendole di aver trovato per lo stesso prezzo una grande camera, quasi elegante, presso una famiglia [pg!80] borghese che teneva pigione; insieme andarono a visitarla. Una donna piacevole d'aspetto, con una sola figlia quattordicenne, governava la casa, ed il luogo era davvero lindo, messo con leggiadria. Elena quasi non poteva credere di avere una così bella camera per un prezzo così mite; allo scader del mese vi si trasferì. Solo, per una specie di delicatezza, non disse a Mathias ch'era stato il suo tutore a trovarle questa camera.