La signora Gräfe, la sua padrona di casa, era una donna estremamente cortese. Non più giovane, un po' manierata, con due grosse trecce di capelli finti, doveva essere stata molto bella in gioventù. A lei mostrava una tenerezza quasi materna e si accapparrava la sua fiducia dandole molti ottimi consigli. La sera, quando pranzavano insieme, le teneva certi discorsi allegri ed un po' salaci.... Veniva spesso a visitarla un uomo di mezza età, un sottufficiale in congedo, ch'era il suo amante. Ella parlava di ciò con naturalezza; un giorno anzi, nel mezzo d'un discorso, le aveva domandato:

— E tu, non hai ancora avuto un amante?

— Io no, signora Gräfe, — le aveva risposto Elena, chinando gli occhi. Dopo tre giorni appena la sua padrona di casa le aveva dato sùbito del tu.

— Ebbene sei una scioccherella! — rispose costei. — Quando sarai vecchia e brutta non ti servirà davvero a nulla d'essere stata più o meno onesta, mentre ti pentirai amaramente d'aver sciupata la tua giovinezza. Perchè siamo al mondo noi? Par gli uomini. E gli uomini? Per noi.

— Ma io non l'ho mai desiderato, — Elena disse, confusa.

— Non c'è bisogno di desiderarlo, anzi, non si deve. Tu aspetti l'amore, piccina mia?... Bada a te! Questo è il grande pericolo. Invece si prende un amante perch'è necessario, è utile, qualche volta è anche piacevole. Ma, dimmi: tu che sei bella come un fiore, quale vantaggio ricavi dall'aver fatta la vita che fai e dal lavorare tutto il giorno per pochi centesimi, quando, con un bacio che tu volessi dare, potresti esser vestita di seta e coperta di gioielli da capo a piedi, potresti pagarti ogni capriccio e menar la vita che più ti conviene? Perchè ti sacrifichi? per rimanere onesta? Bel merito! Se ci ragioni sopra un momento, vedrai che questa è una [pg!82] parola, null'altro che una parola. Poi, chi ti crede? Pensi forse che una sola persona, vedendoti così bella, s'immagini che tu sia una ragazza tuttora illibata? Macchè! nemmeno per sogno! E la persona che lo potesse credere, se fosse una donna ti direbbe quello che ti dico io, se poi fosse un uomo penserebbe sùbito: «Via, non è possibile che lo faccia per onestà.... Si vede che aspetta il suo tipo, che aspetta me: proviamo!» Questa è la vita, bambina mia. Ti parlo così, come parlerei ad una figlia.

E tali discorsi ogni giorno si ripetevano con maggiore frequenza. Elena da prima se n'era offesa, poi vi si era assuefatta, finchè, da ultimo, quelle cose madornali che diceva la signora Gräfe riuscirono a divertirla.

Di tutto questo ella non fe' cenno a Mathias, perchè ne avrebbe sentita troppa vergogna davanti a quell'anima così lontana dalla vita. E nemmeno gli raccontò come un giorno la signora Gräfe le avesse fatta un'allusione anche più precisa.

«Perchè mai, — diceva, — Elena eviterebbe di accordare qualche favore a quel ricchissimo von Hohenfels che le usava tante cortesie? Non aveva ella compreso che l'uomo avrebbe commessa per lei qualsiasi follìa? Non avrebbe certo esitato a prenderle una villetta verso il Thiergarten, o forse intorno al Wannsee, donandole abiti, gioie, carrozze, cavalli. Certo ella non aveva che una parola a dire... Credesse a lei: l'esperienza sua di donna pratica non la poteva ingannare!...»

Fu invece Mathias che osò per primo fare un accenno a questo argomento.