— Cosa pensate voi di quell'Hohenfels? — le domandò un giorno. Elena, subitamente, si fece rossa.
— È stato il mio tutore, — rispose. — Ora cerca d'aiutarmi perchè si pente forse d'avermi sempre abbandonata.
— Lo credete sincero?
— Chissà? E d'altronde che me ne importa?
Egli non insistette oltre; la dolcezza di quell'anima era il silenzio.
[pg!83] Intanto le sue mani scarne suscitavano un miracolo di colori. Egli poteva ora veder Elena meno sovente, perchè aveva un'altra Elena, più sua, e l'adorava creandola. In lui si compiva una rinunzia suprema; il tacito sogno della sua vita moriva.
L'Hohenfels aveva presa l'abitudine di venire ogni giorno in casa della signora Gräfe e talvolta vi rimaneva per il pranzo, dicendo ch'era solo e s'annoiava. I discorsi più frequenti cadevano su l'avvenire di Elena, poichè non gli sembrava possibile ch'ella volesse continuare una vita simile.
Dopo aver molto meditato, Elena gli confessò che la sua speranza era quella di essere un giorno attrice.
L'Hohenfels accolse l'idea con calore, la felicitò, si offerse di rendere la cosa possibile. Occorrevano studi molto ben guidati, ed egli poteva, nella sua qualità di vecchio amico, farle un prestito, che poi la ricca e fortunatissima attrice gli avrebbe rimborsato. Ma non bisognava tardare oltre. La via dell'arte è faticosa e lunga. Egli era da molti anni amico d'un impresario parigino, il quale avrebbe semplificate le cose con la grande autorità di cui godeva fra persone di teatro. Quest'uomo sarebbe anzi venuto a Berlino qualche settimana più tardi: l'occasione era dunque propizia.
Elena ormai non si dissimulava più le intenzioni palesi dell'Hohenfels, ma questo le riusciva indifferente, fin quando almeno la sua cortesia non eccedesse i limiti onesti.