Una sera, ch'egli aveva pranzato in casa della signora Gräfe, curiosità lo prese di accompagnar Elena fino alla soglia della sua camera «per vedere — disse — con qual gusto ell'avesse ordinato il suo mobilio e dove si potessero meglio collocare certe stampe inglesi ch'egli voleva donarle». Dalla soglia, come per inavvertenza, entrò; e poi ch'Elena gli diceva un po' turbata: — Ma, non vedete? c'è un gran disordine... lasciatemi, signor Franz!... — egli, con somma naturalezza, si diede ad osservar minutamente ogni cosa, a toccar gli oggetti ch'erano sui [pg!84] tavolini, a carezzar le gonne che pendevano dagli attaccapanni, e passò vicino al letto, facendo scorrere una mano sul cuscino, su la coltre; poi disse:

— Mi ricordo ancora quand'eravate piccina e dormivate in un lettuccio da bambola. I vostri piedini allora non sarebbero arrivati fin qui... — Soggiunse: — Ora che grande letto avete!

Infatti nella casa della provvida signora Gräfe i letti erano vasti assai.

L'Hohenfels, con la fronte accesa, le venne vicino e cominciò a parlare ambiguamente, carezzandole un braccio. Intimidita, ella fece un movimento brusco, si ritrasse fino alla soglia ed uscì.

— Che avete? Vi faccio paura? — egli domandò ridendo.

— No... ma, sapete, sono gelosissima della mia camera; non mi piace che nessuno vi entri.

E fu tutto per quella sera.

Dopo alcune settimane l'Hohenfels le annunziò che l'amico parigino, un certo Ernest Duvally, era giunto, ch'era informato già d'ogni cosa e desiderava solamente conoscerla. Per questo era opportuno ch'ell'andasse a pranzo da lui, dove lo avrebbe incontrato quella sera stessa.

Il Duvally approvò con fervore l'idea di farne un'attrice; spiegò ad Elena qual fosse la più rapida via per iniziarsi a quell'arte, anzi promise di guidarla egli stesso nei difficili esordi parigini, mentre si riprometteva di farle ottenere un'ammissione immediata su le scene, tosto che avesse compiuti gli studi necessari.

La repentina felicità tratteneva Elena da ulteriori considerazioni. D'altronde non temeva l'uomo, e l'ebbrezza di poter riuscire valeva ogni rischio. Con Mathias tenne secreta la sua decisione per non affliggerlo sino all'ora della partenza. Egli non era venuto una sola volta nella sua casa, e quand'Elena gli domandò la ragione di questo suo riserbo egli rispose in modo evasivo, cercando pretesti, poi confessandole che tutta quella casa, ed in [pg!85] particolar modo la signora Gräfe, non gli piacevano affatto. Ma Elena ormai non viveva più che per la sua nuova speranza.