— Ma senti, bambina mia, — le disse, — che intenzioni hai finalmente? Perchè qui si tratta di venirne in chiaro!

E nel suo gergo fiorito prese a magnificarle tutte le delicate cortesie dell'Hohenfels, i sacrifizi, anche di denaro, ch'egli faceva per lei, non volendo che «la si andasse a rovinar la salute nelle stamberghe umide, tra i filosofi ed i cenciaiuoli dei quarti piani».

— Te ne faccio la confidenza, ma non lo dire a lui, per l'amore di Dio!... per l'amore di Dio! — le andava ripetendo ad ogni tratto.

Allora Elena ebbe uno scatto di vergogna e d'ira, dolendosi per quel denaro che non poteva sùbito rendere all'obliquo insidiatore.

La mattina seguente lasciava quella casa, prima che l'Hohenfels avesse il tempo di rivederla. Qualche giorno dopo, recandosi a visitare Mathias, egli, che ormai le parlava con un triste riserbo, le porse una lettera dicendo: — È venuto ieri da me un domestico e mi ha lasciata questa lettera per voi. Diceva di non conoscere il vostro nuovo indirizzo, ed anzi me lo domandò. Io credetti bene di rispondere che non lo sapevo.

E si rivolse alla sua tela, in silenzio.

Povero Mathias!... Com'egli la guardò, quand'ella gli ebbe raccontata quella storia! Perchè non avergliene parlato prima? Egli vedeva il male, ma non osava darle consigli, poichè gli sembrava ch'ella non volesse più considerarsi come una vera sorella per lui. E sùbito le offerse il denaro da rendere a quell'uomo.

— Grazie, Mathias, ma non voglio. Egli è ricco, voi no.

— Che importa, visto che ve lo posso dare?

— Ve ne ringrazio di tutto cuore, ma non voglio. Lo renderò io stessa quando potrò. D'altronde il piacere che egli ebbe nel desiderarmi vale assai più di quanto ha speso.