Ma quando egli fu lontano, ed ella pensò che avrebbe dovuta ricominciare la sua lotta inutile, dall'alba fino alla sera, un senso inenarrabile d'angoscia le strinse il cuore, come se avesse compiuta la rinunzia maggiore al più bel sogno della sua vita.

E v'era in quella tristezza un piccolo rancore contro Mathias, che l'aveva costretta, pur senza chiederlo, a ricadere sotto il giogo della perpetua mediocrità.

Verso l'autunno le si offerse l'occasione di accompagnare la vedova baronessa von Ritzner, che soffriva di un latente mal di cuore, in lunghi viaggi di svago attraverso l'Europa. Era una signora di quarant'anni, ricca e senza figli, già presso allo sfiorire di un'avventurosissima vita, condotta nei circoli della Corte Imperiale. In tutto gran dama, ed ancor ricercata per il suo brio, per la sua raffinata eleganza, la baronessa von Ritzner non poteva trovare in Elena miglior compagna, nè Elena in lei.

Il commiato da Berlino fu triste.

Mathias aveva il presentimento di non rivederla più, [pg!91] e quell'ultimo giorno la sua povera faccia devastata dal male ispirò anche ad Elena questo vago timore.

Mathias era venuto a salutarla nella sua camera, si era seduto curvo e tacito in un angolo, sopra un baule chiuso, appoggiandosi col dosso al muro. E pareva che di lì stesse immobilmente a guardare la visione della propria morte. I suoi occhi non abbandonavano mai Elena, ma parevano inseguire con una specie d'ansia ogni suo piccolo gesto, mentr'ella si affaccendava intorno, raccogliendo i vari oggetti e riponendoli ad uno ad uno, anch'ella tacendo, anch'ella impallidita, compiendo ciascun atto con una lentezza grave, senza volgere gli occhi verso di lui. Mathias guardava le singole cose ch'ella deponeva entro le valige, come si guarda una persona estremamente cara che sparisce per sempre, e andava curvandosi ancor più sul petto esausto, non potendo alle volte frenare un lievissimo tremito, che gli appariva negli angoli delle labbra o nel segno profondo che aveva in mezzo ai sopraccigli.

Egli le aveva portato un mazzo di fiori; Elena prese i fiori, li avvolse con infinita cura e li posò vicino al suo mantello. Quando la camera fu sguarnita, Mathias si levò, chiuse le borse, la cesta di vimini, camminando dall'una all'altra con un passo affranto; poi le dette le chiavi.

Un guanto di Elena, ch'era sul letto, cadde a terra; Mathias lo raccolse, lo tenne a lungo fra le sue mani, lo guardò, vi fece scorrere sopra le dita. Poi lo ripose sul letto e volse per la camera uno sguardo quasi attonito, come volesse accogliere negli occhi e nell'anima tutto quello che vi rimaneva di lei, per sempre.

Andò verso la finestra; esausto, inerte, si accasciò contro il davanzale, guardando fuori, mentre la signora Bergmann, la padrona della casa, faceva trasportare i bauli. Egli l'intese domandare ad Elena:

— Tornerà, signorina?