Senz'ascoltare la risposta, egli fece col capo un movimento brusco, e si cacciò le mani entro i capelli.

Di fronte, nella casa di fronte, una ragazza cuciva i panni alla finestra, e cantava. Un gran sole giocondo invadeva [pg!92] le contrade, le verande, i tetti delle case, le chiese lontane, le foreste più lontane, l'aria, il cielo, infinitamente... Allora si volse. Davanti allo specchio, Elena ritta si appuntava il cappello: teneva uno spillone fra i denti, un velo sul braccio e le due mani alzate dietro la nuca. Egli fece qualche passo, barcollando, fin contro uno stipite, poi, con un movimento macchinale, guardò l'ora. Forse non vide le sfere; ma intese negli orecchi solamente un ronzìo, lungo, inscindibile, come un rombar d'ali nel buio, un crescere d'acque nascoste, qualcosa che venga, poi vada, poi torni, e sia come il nulla: un dolore. Gli occhi gli si oscurarono per quella chiarità che avevano guardata, là fuori, a lungo; rivide il sole, i tetti, le chiese, le foreste, il cielo, confusamente, come in un barbaglio d'ombra e di luce; poi, quando potè discernere, vide Elena, in piedi, che si annodava il velo. Osservò nello specchio il dorso della sua mano bianchissima, ch'ella si passava su gli occhi ripetutamente, come per tergersi una lacrima, e rimase lì, trasognato, a guardarla, quasi non vedesse più lei, ma il fantasma di lei, partita.

Allora ella si volse, gli tese ambe le mani, e pronunziò il suo nome, pianissimo, quasi con paura:

— Mathias...

Egli si battè la fronte, volle sorridere ma non potè, volle parlare ma non ebbe voce: prese quelle due mani e se le portò congiunte sul cuore. Le due mani fecero una croce, come sopra una cosa morta. E restò a lungo in tal guisa, mentre un nodo gli saliva entro la gola, irresistibile.

— Addio, Elena... addio... — balbettò, premendosi quelle due mani sul cuore, che martellava impetuosamente, producendo la strana impressione di un organo troppo vitale in quel petto così fragile.

— Addio! addio!... Ricòrdati di me, Elena... Forse non ci rivedremo mai più...

E rise e pianse, ed ella chinò la fronte, con la faccia solcata di lacrime, sotto il lungo velo. Dopo un attimo di perplessità s'abbracciarono, confondendo le anime fraterne, quella rosa che se n'andava, tutta in fiore, e quel povero sterpo che rimaneva per intisichire.

[pg!93] Veniva un gran sole da quel pomeriggio d'autunno, e lì, nella camera sgombrata, i mobili di noce mandavano luccicori fermi; la coltre disfatta era traversata in lungo da una striscia di sole, che sopra vi poltriva come una pigra e scintillante nudità. Tutte le cose lucenti, la specchiera, le maniglie delle porte, l'acqua in una brocca piena, e, sovra tutto, come una fiamma oscura, la foltezza de' suoi capelli biondi, si accendevano di bagliori continui, quasi avessero dentro di sè una viva gioia e volessero comunicarla, per offendere lui, quel buio, doloroso innamorato.

Tacitamente allora egli si tolse un anello, adorno d'una pietra pallida, che portava sempre in un dito della mano femminea, e lo passò in dito ad Elena, prendendola per il polso, dove il colore delle sue vene minute somigliava un poco alla trasparenza turchina di quella pietra.