E siccome, dopo aver guardato il seno, si accorse che più giù e più su, di faccia e da tergo, si andava di bene in meglio, questo Pittore scrupoloso rifece tutta la figura principale, bestemmiando come un facchino perchè Cecilia non istava mai ferma.

Oltre il prezzo di modella, per qualcosa chʼegli si volle accordare inoltre, le diede un bellissimo anello, che forse valeva poco, ma in compenso era molto originale.

Pare avesse appartenuto nientemeno che ad un Papa del Seicento.

I pittori, nel dare un titolo ai propri quadri, talora incontrano quelle medesime difficoltà che mettono in gravi angustie le ballerine, le attrici e le divette, allorché stanno per scegliere un suggestivo nome da teatro.

Il quadro doveva chiamarsi: «Lo Specchio della Felicità»—oppure: «La felicità di guardarsi nello specchio»—oppure, semplicemente: «Lo specchio».

Ma il Pittore leggeva per buona ventura tutte le novelle appassionanti che si pubblican nei giornali ebdomadari e quotidiani. Così la sua mente leonardesca tentava di abbracciare il movimento letterario contemporaneo.

In una di queste novelle, a protagonista parigina, egli trovò per avventura questo bel nome azzurro: Mimi Bluette.

Il nome gli piacque tanto, che, detto fatto, lʼappiccicò sul quadro.

Allʼapertura dellʼEsposizione, la ragazza ed il Pittore si recarono a Venezia.

Non saprei dire se ricevette più elogi questi o più visite quella, ma il fatto sicuro è il seguente: che tutti volevano Mimi Bluette.