Mimi Bluette non era Caterina Seconda, e poteva tuttʼal più ricevere due volte al giorno, serbando il decoro necessario per non subire troppe rimostranze dal morigerato Segretario dellʼalbergo.
Alle rimostranze trovò rimedio, lasciandosi cadere nelle braccia del sullodato Segretario, chʼera un bel giovine, poliglotta, il quale piaceva molto alle malinconiche forestiere.
Ma, quanto allʼaffluenza, non trovò che una via dʼuscita: far salire strepitosamente il conteso prezzo deʼ suoi baci.
Questa risoluzione, che pare tanto semplice, non venne in mente alla dolce Bluette. Era una brava ragazza, poco interessata, piena dʼanima nascosta e di nascosta poesia. Non aveva in sè che un unico amore: la danza, non viveva che per un grande sogno: lasciarsi portar via dalla musica, diventare un giorno ballerina.
Chi le dette questo consiglio fu per avventura un certo bellimbusto elegante, il quale proteggeva le ragazze inesperte nei casi difficili della vita loro.
Mimi Bluette era una stordita. Non diede retta, se non in parte, ai buoni consigli di questo Protettore. Alla chiusura dellʼEsposizione di Venezia ella possedeva tuttavia molti bauli pieni dʼabiti costosi, molte cappelliere piene di franceserie stravaganti e fiorite, qualche gioiello ragguardevole, nonchè un bel gruzzolo, che doveva bastarle a compiere gli studi per divenir ballerina.
Ma il Protettore non la perdeva dʼocchio, e si permise un giorno di somministrarle due schiaffi stupefacenti, perchè, dopo essere stata sua più di una volta, quella sera, con il pretesto dellʼemicrania, gli disse di no.
Erano i primi due schiaffi che Bluette riceveva da un uomo; la cosa le fece più maraviglia che dolore.
Poi eran dati bene, senza preamboli, prima col palmo, poi col rovescio della mano, tanto chʼella vide ben due volte rifulgere il prisma del brillante che il Protettore portava in dito.