Questa creatura limpida, chʼera stata così bella da innamorare una città, seppe divenir bella per un amante solo. Per lui sentì che ogni donna, quando sʼinnamora, dissuggella e perde veramente la sua più nascosta verginità.

Era stata una femmina di gioia, splendida e libera, che si dava con la fredda passione, con la fredda mimica delle sue danze; qualchevolta si dava con una specie dʼinebbriata illusione, quasi ubbidendo alla prepotenza della sua gioventù. Ma ora, dʼimprovviso, dopo tanti anni di vizio, conosceva il pudore.

Sì, conosceva il pudore. Voleva mettere un velo sopra il suo corpo divino, che i talami ed i teatri avevano posseduto.

Ed era piena di malinconia quandʼegli le diceva una parola che potesse alludere al suo passato. Poichè lʼuomo non riesce mai a comprendere questo rinverginire dellʼanima, che forse rappresenta la più vera e forse lʼunica purità.

Era piena dʼirritazione quando, in un modo qualsiasi, nei loro discorsi ripassava la storia di Mimi Bluette.

Non era mai stata fanciulla, ora lo diventava. Ora capiva perfettamente il velo bianco delle spose che sʼinginocchiano davanti allʼaltare. Sopra lo splendore deʼ suoi capelli biondi non avrebbe voluto portare il peso di quella bianca trasparenza; nondimeno la intendeva come una poesia, come un candore di quel sentimento che aveva incominciato a nascere anche nellʼanima sua.

Dopo aver avuto aʼ suoi piedi la Città più temibile, ora le piaceva immensamente rendersi una piccola schiava. Nascondersi le piaceva, trafugare agli occhi della gente la sua timida felicità, perdersi nella moltitudine sconosciuta, ove non si levasse neppure un bisbiglio dietro il solco di profumo che lasciava, passando, Mimi Bluette.

Il suo corpo, nel danzare, nel muoversi, aveva rappresentato il piacere, aveva comunicata la voluttà, per gli occhi, ai molteplici amori che lʼinseguivano; era stata paganamente la bellezza, la rea ma sacra nudità ove ogni desiderio può attingere; il suo corpo era stato quasi una viva opera dʼarte, una fugace gloria della Città voluttuosa;—ed ecco, ella pensava che non avrebbe danzato mai più, che non avrebbe sentito mai più salire dalle platee tumultuose il torbido impudico bacio della folla, che inebbria ed esaspera, il bacio tentacolare della moltitudine, che avviluppa ed esaurisce...

I fiordalisi di Mimi Bluette ritornavano ad essere quel che sono:—fiori di semplicità, nascosti nel grano.