Che follìa veramente, questa bella creatura giovine, profumata, inebbriante, nel suo cuore terribile di uomo che non aveva più strada... Che follìa veramente, per lui e per lei, questo amore che li stringeva in una specie di funesta gioia, di torbida e paurosa felicità, come se andassero insieme verso il gorgo e la vertigine di un pericolo distante...
Qualchevolta, nellʼudirlo parlare, con la sua voce sonora e profonda, egli dava quasi lʼimpressione di un uomo che avesse legata in un sacco la propria anima e andasse in cerca di offrirla per due quattrini al primo rigattiere della contrada. Era forse un tale che aveva ben valutato il senso della parola:—vivere.
Perciò era un uomo perduto.
Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.
Parlava di solito con una quieta e fredda ilarità; guardava gli uomini senzʼamarli, senza odiarli; ascoltava con indulgenza le loro enormi tragedie futili, perdonava senza bontà i loro miserabili peccati. Forse non aveva più voglia nemmeno dʼavere ingegno, e considerava come un dannoso gioco di pazienza lʼenorme fatica mentale che gli uomini spendono per dare un senso importante a questa vita che non ne ha.
Chissà dove, chissà quando, aveva ricevuto in pieno cuore dagli uomini, o dalla fortuita bufera degli avvenimenti, un urto brutale come una stilettata; e poi sʼera messo a camminare, a camminare per la terra grande, nascosto in una equivoca ombra, in un ambiguo mistero che incuriosiva la gente.
Vide, nellʼaria densa dei crepuscoli, quando le città stupende sʼinnalzano come isole dellʼinfinito, le vaporiere avvolte di nuvole cacciarsi urlando sotto le tettoie fuligginose delle stazioni; vide, nei limpidi mattini, quando la terra che sta per avvicinarsi al navigante non è che una striscia di fumo nel tremolìo del sole, dʼimprovviso il porto risplendere sotto la montagna trasparente, la terra venire incontro alla prua come unʼapoteosi dellʼinfinito.
E vide nascere i fiumi, i tumultuosi fiumi barbari, che rimbalzano giù dal granito inaccessibile, gonfi del lontano estuario; e vide le gigantesche alpi correre sui continenti come ondate di macigno, poi, lentamente, a poco a poco, estenuando la loro forza ciclopica, digradare in vaste zone montuose, abitate dagli alberi, abitate dagli uomini, e pigre adagiarsi quasi dormendo su la terra incollinata, ove crescono messi fiammeggianti e lʼuna dietro lʼaltra sʼinseguono, sul pendìo dellʼalpe caduta, le città vittoriose...
Veniva da tutto ciò che nel mondo ha nome: «lontano».
Come il navigatore dʼoceani, portava nellʼanima piena di spazio lʼamore della stella più lontana.