—Vous avez très bien fait, monsieur Pétimel... que le diable vous emporte!
Questo era il commiato che per lo più riceveva il metaforico segretario Pétimel, decorato con la Legion dʼOnore.
Poco dopo entrò il Capo di Polizia, chʼera un uomo dallʼaspetto segaligno e nevrastenico, il quale si faceva continuamente passeggiare fra le labbra un residuo di stuzzicadenti e nel sorridere arricciava le grinze del viso con una smorfia particolare, come se patisse di prurito agli zigomi.
—Bonjour, monsieur Ardouin. Très aimable dʼêtre venu,—disse il Ministro con un tono affabile.—Asseyez–vous, je vous prie.
—Malheureusement, Monsieur le Ministre, je nʼai rien dʼimportant à vous signaler.
—Ah, ah... pas encore?
—Pas encore.
Naturalmente, come Capo di Polizia, lʼirritabile monsieur Ardouin non si occupava neanche per sogno dellʼordine, del buon costume nè della pubblica sicurezza parigina. Ladri, malfattori, satiri, biscazzieri, spalleggiatori di prostitute, eran quelli appunto che fornivano la ragion dʼessere alla sua funzione di Capo della Polizia; quindi egli si guardava bene dal muover un dito per impedire a queste brave persone di dedicarsi con tutto comodo ai loro innocenti e svariati commerci.
Per il Capo della Polizia—come in genere per ogni altro Funzionario dello Stato—il cittadino che ha minore importanza, quello che non serve a niente, e del quale non si parla nemmeno, è precisamente il galantuomo. Sembra quasi unʼingiustizia; ma quando si pensa che i galantuomini saranno sì e no in proporzione dellʼuno per mille, si capisce come non sia possibile sacrificare la comunità a beneficio dʼuna tanto esigua minoranza.
Ordunque il Capo di Polizia ha ben altro da fare che mettersi alle calcagna dei malfattori o dipanare con troppa celerità i romanzeschi enigmi dei delitti passionali, che frattanto servono mirabilmente a riempire le timorate colonne dei giornali quotidiani. Di queste bazzecole, se mai, si occupa nei ritagli di tempo.