Ma quello che deve anzitutto fare un buon Capo della Polizia è ubbidire ciecamente agli ordini politici che riceve dal suo Ministero; poi assumere informazioni secrete per conto dei grandi istituti bancari, essere in ottimi rapporti coi caporioni delle leghe proletarie, secondare la giustizia nel modo e nella misura che alla giustizia conviene, impedire o provocare un dato scandalo, una data manifestazione della volontà popolare, far coincidere le risultanze dʼuna inchiesta con lʼesito già prima stabilito, fare in modo che la legge venga rispettata da chi deve rispettarla o presa in giro da chi ha licenza di prenderla in giro, ed in ultimo luogo provvedere affinchè i ladri, gli assassini e gli offensori della morale pubblica non eccedan quel numero medio che le tabelle statistiche accordano al consumo di una grande città.
Poichè a tutti è noto che lʼuso del calcolo statistico va ora diventando la pietra filosofale della scienza moderna.
Non è dunque un mestiere facile quello del Capo di Polizia. Si noti per di più che anche lʼamore dei Ministri, Granduchi, Principi del sangue, Parlamentari ed Ospiti ragguardevoli, è per lo più affidato alla solerte vigilanza del Capo di Polizia.
Non farà dunque maraviglia a nessuno se, fra tanti grattacapi accessori, pochissimo tempo gli rimanga per occuparsi del suo mestiere.
Questo era precisamente il caso dellʼirascibile Monsieur Ardouin, che Sua Eccellenza aveva precipitosamente fatto chiamare nel suo gabinetto, la famosa mattina che Bluette gli aveva presentate le proprie dimissioni dal Ministero.
—Voulez–vous me rendre service, monsieur Ardouin?—gli aveva detto il Ministro con insolita cortesia.
—A vos ordres, Monsieur le Ministre!
—Il sʼagit dʼune affaire privée, mais qui peut indirectement avoir rapport aux intérêts de la République.
Quando un Ministro gli parlava «de la République», Monsieur Ardouin sapeva senzʼaltro cosa pensare. Rispose, con la sua voce piena di rispettoso malumore:
—Je ferai tout ce qui peut vous être agréable, Monsieur le Ministre.