Da quando sʼera impastoiata con quel maledetto Castillo, geloso come un turco e più furfante senza dubbio che lʼamabile signore dʼOlonzac, non cʼera verso di farle intender ragione.

Bene: facesse pure di sua testa, la scioccherella sentimentale! Ma, quanto a lei, per non assistere a queʼ malanni, chiudeva i suoi bauli e se nʼandava. Lasciare un Ministro per innamorarsi di quellʼindividuo, che non le aveva mandato finora neanche un mazzolino di garofani, era unʼidea così balorda, che, per metterla in pratica, bisognava proprio chiamarsi Mimi Bluette! Ma lo mandasse un poʼ al diavolo, benedetta figliola! lui e le sue pretese da gran Turco! Lʼamore?... Macchè amore! «Quello lì—vuoi che te lo dica io?—quello lì ti riduce sul lastrico e poi riparte per il giro del mondo lasciandoti con un palmo di naso!»

A tali discorsi Bluette la fissava, bianca di furore. Voleva dirle unʼinsolenza, grande, grande, come quelle che si usano sui palcoscenici... Poi non osava, perchè era la sua mamma.

—Senti,—le rispondeva;—io ti prego dʼuna sola cosa: non ti occupare dei fatti miei. Comanda, spadroneggia, mettimi sossopra tutta la casa, ordina e disordina come ti piace: solo, non occuparti deʼ fatti miei.

—Ma non capisci che ti rovini, figliuola?

—Se mi rovino, tanto peggio per me. Vuol dire che il mio piacere consiste nel rovinarmi. Tu non cʼentri.

—Benissimo. Ed allora me ne vado.

—Ti ho pregata io forse di rimanere? Non credo. Anzi ti ho detto: Fa un bel viaggio in Italia, mammina! Io ti mando laggiù tutto il denaro che ti occorre, tutti i mobili che ti piacciono... Se vuoi portare con te anche Maurice, te lo regalo... Dunque perchè non te ne vai?

—Ti giuro, Mimi, che se tu avessi ancora il tuo Ministro, cioè se tutto fosse in ordine comʼera prima, non aspetterei neanche domani per andarmene. Sii buona, Mimi, fagli una telefonata... Vedrai che torna súbito.

—Non ci pensare! Ministri ve ne sono tanti; quando volessi partecipare al governo della Francia non avrei che riaffacciarmi alla vita politica.