—È stata la fortuna, piccola mia, nientʼaltro che la fortuna. E tu la sciupi. Tu, il giorno che sei arrivata a Parigi, potevi con indifferenza finire nelle case di Montmartre o diventare Mimi Bluette. Sei stata Mimi Bluette: ma non credere di averlo fatto apposta. È la fortuna, mia piccola, nientʼaltro che la fortuna!
—E allora?—domandò Bluette, senzʼalcuna protesta.
—E allora, siccome non ti è costato nessuna fatica ottenere i suoi favori, spendine almeno un poco per impedirle chʼessa ti abbandoni.
—Sai cosa faccio per intanto?
—Non so cosa, ma certamente una sciocchezza.
—Ora esco, vado da Cock, ti compero un biglietto, fisso il tuo posto nello «sleeping» e fra un paio di giorni tu, mammina, te ne vai. Siamo dʼaccordo?
Gli occhi lontani del Maestro di scherma vinsero lʼamor materno e le fecero rispondere di sì. Ma poi le venne un soprappensiero e soggiunse:
—Vedi, Bluette? Se tu fossi una ragazza ragionevole prenderesti due biglietti, due posti nello «sleeping», e fra un paio di giorni verresti con me in Italia. Non sai quanto bene ti farebbe allo spirito una boccata dʼaria del tuo paese.
—Il mio paese? Ma è questo il mio paese! Non mi ricordo nemmeno di averne avuto un altro.