—Che orrore! Tu credi ormai di somigliare a questa gente, ma in fondo hai lʼanima della Parigina come ce lʼho io. Ed ecco perchè ho paura quando mi dici: «Sono innamorata.» Me lo dicesse una di loro... peuh! nulla di grave! Quelle sono più intelligenti, più ragionevoli, ed è sempre unʼaltra cosa.
—Unʼaltra cosa? cioè?
—Niente... Sarà un amore, ma un altro amore. Più forte, se vuoi, più importante, se vuoi, ma è sempre un amore di Parigi, ossia qualcosa dove cʼè dentro un poʼ di tutto, come nella «bouillabaisse».
Bluette si mise a ridere; ma la bionda Caterina seguitava:
—Io ti dico la verità, Bluette: ora che hai fatta fortuna, ora che hai spremuto come un limone questa città pericolosa, e le hai preso tutto il piacere che poteva darti, ora che si ricordano ancora di te come dʼun raggio di sole, io, neʼ tuoi panni, farei una cosa molto semplice, molto furba: scomparirei.
—Davvero?
—Sì, davvero. È una città che un bel giorno si vendica. Tu hai avuta fortuna: ringraziala e torniamo a casa nostra. Io sono quasi unʼignorante, ma ti assicuro che non mʼinganno. Qui lʼaria è avvelenata; per noi almeno, è avvelenata. La fortuna di Parigi è come il denaro vinto alla roulette; non si riesce mai a portarlo fuori dalla porta.
—Ma che stramberie vai dicendo, mammina?
—Stramberie?... Fa come vuoi. Solo ricórdati che tua madre te lo ha detto. Per me sono felicissima di tornarmene a casa, e ti prego, se vuoi prenotarmi uno «sleeping», di sceglierlo in modo che si trovi a pianterreno, perchè mi ricordo che nel venire in su mi avevano cacciata contro il soffitto, e non ho mai potuto chiudere occhio dal Sempione fino qui...