Si accorse della sua bellezza virile, che prima non aveva quasi neanche osservata, e con gli occhi fermi ascoltava il suono della sua voce ambigua, osservava il riso deʼ suoi bianchissimi denti. Era lì, con lei, disteso come un cattivo leopardo vicino ad una piccola preda; con lei sola, nella notte inoltrata; sentiva chʼera uomo forse da ucciderla,—e questo le piaceva.

Le piaceva molto una specie di obliquità che, nel riso, prendevano i suoi occhi, neri come perle nere; le piaceva molto la robusta magrezza del suo corpo flessibile, quel braccio arido che si affondava, premendo i suoi capelli sparsi, nel profondo cuscino.

Le parlava con vivacità, con evidenza, dʼaltre donne chʼerano state sue, che si erano piegate per lui a molti sacrifizi, che si erano contese, talvolta con acerbe gelosie, con piccole tragedie, il suo capriccioso amore.

Le raccontava queste cose pianamente, con una specie di negligente fatuità, saltando con brio di cosa in cosa, da un particolare nellʼaltro, dal nome di una amante nobile a quello dʼuna ballerina, tra i molti paesi ovʼera stato, fra le avventure più dissimili,—e tutto questo con verità.

Bluette si accorse dʼimprovviso che gli altri maschi erano effeminati al suo confronto, che a lui non si poteva disubbidire, chʼegli solo era un uomo.

Non si moveva più; quella voce ambigua lʼaveva soggiogata; si raffigurava ed invidiava le donne chʼerano state sue. Non aveva profferito ancora una parola, si era lasciata prendere in silenzio, nascondendo il suo piacere, facendo quasi uno sforzo per chiudere tutte le sue vene a quellʼamore troppo forte che lʼassaliva... E poi sʼera stretta fra le spalle bianche, sotto i capelli biondi, per ascoltarlo mentre parlava. Ma dʼun tratto le parve dʼessere ubbriaca, di non avere più memoria, le parve dʼessere una donna come le altre, innamorata e gelosa di lui...

Di colpo gli serrò le braccia intorno al collo, fece un nodo con se stessa, ed in silenzio, con tutte le sue vene, gli promise:—Anchʼio...

Cʼè una notte in cui la ragazza galante sʼaccorge dʼessere ancor paurosa ed innocente come la fanciulla chʼesce da un educandato.

Il Protettore si chiamava Max.

Questʼuomo pieno di esperienza le spiegò che lʼItalia è un paese dove le belle donne si sciupano senza trovare adeguata fortuna. Le insegnò allora dieci vocaboli francesi, parlandole con molto buon senso della gaia Repubblica Transalpina.