Era stata il suo bicchiere ultimo di Sciampagna, lʼultimo suo canestro di rose... che follìa!...

Parigi la Magnifica, tempio e sepolcro dellʼideale, Parigi fiore della terra, in quel mattino del mese di Maggio era bella come una donna giovine, che innamorata si guarda nello specchio, appena levata. Le sue piazze gremite, piene di tumulto, ridevano come se fosse un giorno di festa. I più rugginosi tetti, carichi di gloria, cercavano di riaccendere nello sfarzo del sole di Maggio lʼantica loro novità.

Ed egli si sentiva il cuore pesante come una macina da mulino.

Mimi Bluette!... Mimi Bluette!... Era stata bionda come il grano, quandʼesso lampeggia maturo nella fulgida estate. Aveva unʼanima limpida e profumata, comʼerano i suoi dolci capelli, quando con impeto li scioglieva per coricarvi la sua perfetta nudità.

Camminare, camminare, per strade che non tornano più...

Parigi cantava; Parigi la Grande aveva un fiore a tutte le finestre. Il fiume più maraviglioso della terra, con acque gialle di fango baciava la Basilica di Francia.

Udì suonare a stormo le campane invisibili di Notre–Dame. Le cento basiliche della Senna risposero, nel mattino di primavera. Le campane a stormo cantavano: Mimi Bluette!... Mimi Bluette!...

Sì, era stata lʼultimo paradiso...

Camminare, camminare, per strade che non tornano più.