Ella trovò la porta chiusa, e, prima di suonare il campanello, battè allʼuscio col manico dellʼombrellino. Battè ripetute volte, poi guardò il fragile parasole con il timore di averlo spezzato. Allora suonò il campanello. Intese distintamente correre per le stanze interne la velocissima biscia elettrica della scampanellata. E attese.
Attese.
Allora suonò tre volte, quattro volte ancora. Ma non udiva il suo passo rapido giungere dallʼinterno, sul tappeto.
—«Il est sorti. Pourquoi est–il sorti?»
Nulla di molto singolare in questo fatto; nondimeno era la prima volta che ciò accadeva.
Per scrupolo di coscienza diede unʼultima scampanellata. Guardò in alto, per le scale vuote; guardò in basso, verso il primo pianerottolo deserto, e, con il cuore inquieto, ridiscese in cerca della portinaia.
La portinaia di quella casa era una persona pressochè introvabile. Dio sa quali faccende avesse, o lì o nel vicinato, ma dentro la sua loggia mal rischiarata non vʼera mai altri che un lucido gattone immobile, seduto alla maniera dei cani e che somigliava singolarmente ad una bestia impagliata.
Bluette guardò se ci fossero le chiavi dellʼappartamento.
Non vʼerano.
Il gatto si mise a fissarla con una immobilità sinistra, che le fece paura.