Suonarono le tre. I rintocchi del bronzo si allargavano come ondate di sole nel brillante spazio. Lʼora pomeridiana mandava ronzìo. La casa, la strada, le ultime porte, il lontano quartiere, lavoravano in sordina.

Dʼun tratto le pervase lʼanima un grande presentimento di sciagura. Le parve chʼegli, non solo fosse distante, ma non ci fosse più. Volle sedersi e attendere; ma ebbe una sottile, inspiegabile paura. Uscì, chiuse lʼuscio a vetri della portineria, ed irresoluta non seppe che fare.

Il gatto lucido la fissava coʼ suoi magnetici occhi rotondi, colore di solfo.

Allora si mise a camminare per la corte. Finalmente incontrò la portinaia, che aveva in mano un ferro da stirare. La interpellò:

—Madame Greuze! Dites–moi, Madame Greuze, où sont les clés?

—Les clés de lʼentresol? Je nʼen sais rien. Avez–vous regardé dans la loge?

—Elles nʼy sont pas.

—Alors cʼest que Monsieur Castillo les aura gardées dans sa poche.

—A quelle heure est–il sorti?