«Sidi–bel–Abbès... Sidi–bel–Abbès...» LʼAffrica barbara dormiva senza ombra negli uragani di sole, devastata e scintillante, laggiù, dove tutto brucia.
Come ridevano, come splendevano le vie di Parigi quella sera! Quanta gente, nel passarle vicino, bisbigliava quasi volesse darle una carezza: «Tien, cʼest Mimi Bluette...»
Mimi Bluette!... Era stata per loro, per tutti, un fiore voluttuoso nel giardino di Parigi; aveva regalato ad ognuno qualche rara memoria di sè, quasi un immaginario contatto con la sua bianca nudità... Era stata per loro, per tutti, un piacere, una bellezza della vita; e quando passava Bluette per quelle strade gonfie di moltitudine, pareva che ognuno sentisse muoversi nellʼaria il profumo selvatico degli azzurri suoi fiordalisi.
Camminò. Si accendevano tra la chiarezza del tramonto le fosforiche vetrine dei gioiellieri. Una lancia di sole, invisibile per lʼalto infinito, spezzava in arcobaleni di fiamme le vetrate dellʼOpéra.
Ecco, era giunta. Una fuga profonda, innumerevole, di lampadine elettriche illuminava gli Uffici di Thos. Cook and Son. Ella si mise a leggere con pazienza, lʼuna dopo lʼaltra, le insegne dei vari sportelli:
«Billets—Chèques—Excursions—Change—Nile
Flottilla—Coupons dʼhôtel—Renseignements...»
Depose la borsetta su la mensola dello sportello, vi appoggiò i gomiti, e si rivolse con un timido sorriso al biondo elegante britanno, che dallʼinterno si affacciava sopra un mucchio dʼorari e di cedole, pronto a soddisfare la sua legittima curiosità.
—Monsieur, voulez–vous me dire, sʼil vous plaît, le chemin quʼil faut prendre pour aller jusquʼà Sidi–bel–Abbès?...
Il cammino era distante, lungo, pieno di sole, pieno di vertigine, come tutte le strade che vanno incontro alla felicità. Eppure, con il suo piede leggero, avrebbe camminato per lʼintero mondo, e camminato senza mai fermarsi, per rivivere un solo giorno di poesia.