Garcia–Pois lourd, boxeur deluso, per quanto a sua volta non fosse un aborigeno, diede tuttavia la spiegazione:—«Eh, bon Diô! ça vô dire tirrer les cliannts! Achalandèrr, achalandèrr, quoi!...»
Micaello, creatore dʼuna valse chaloupée, si assunse lʼincarico di farne in poche settimane «la premièrre dansôse de la Scalà.» Era un bel ragazzo, agile come una pallottola, con occhi da Saraceno. «Et tou me payeras quand tou auras plous de gallette!... Ze ne suis pas compatriote pour rienn, ze ne suis pas!...»
Quando seppe il Cake–walk, la Sailorʼs–dance, la Chaloupée e tutto il resto, Jennie–Minnie–et Lélie vennero a proporle di fare un numero insieme: Micaello vestito da negro e lor quattro vestite col bianco della loro pelle. Max e Jean Kiki avevano scoperta frattanto unʼAmericana, ossigenata e robusta, che sfruttavano in società.
Il numero di bianco e nero mandò in visibilio quel rispettabile pubblico, e, sebbene le altre avessero più scuola, quella che piacque fu Bluette.
Il Régisseur la ficcò nella Rivista, indi la portò a cena.
Il Régisseur era un uomo scrupoloso, che pagava lo Sciampagna sei franchi sotto il prezzo della lista e diceva al maggiordomo:—Voyons, Ernest, ne mʼembête plus avec ta cousine! Si elle ne parvient pas à relever son gros derrière, qui lui tombe sur les mollets, comment veux–tu que jʼen fasse une Commère?
Quanto a Bluette, le disse:—Je ne te donne rien, ma petite, mais aussi je ne te demande rien: ce qui est fort gentleman de ma part.
Bluette si mise a ridere, passandogli una mano leggera sul cocuzzolo calvo.
Soltanto lo pregò di farle portare carta penna e calamaio, perchè voleva scrivere due parole a sua madre.
«Cara mammina.