—Quʼest–ce que tu veux dire avec cette remarque très intelligente?
—Je veux dire, Bliouette, que cʼest du temps perdu.
—Tu es un grand philosophe, Jack, un très grand philosophe!
Ma una sera, che stavano come una volta nella sua camera da letto e, senza pudore verso di lui, Bluette non portava che una sbadata vestaglia, Jack, dʼimprovviso, tacendo, la rovesciò sui cuscini, e con la bocca premuta nel tepore del suo collo fece un tentativo quasi brutale per impadronirsi di lei.
Erano passati lunghi anni, ed egli lʼamava sempre come quando ella danzava il My Blu, come quando neʼ suoi occhi di Transalpina vʼera tutta la bellezza disonesta e docile della femmina da piacere.
Ma ora, da lunghissimi giorni, la sua calda gioventù era piena di solitudine; un vuoto e profondo malessere le correva nel cerchio delle vene. Sotto quella repentina violenza, da prima ella non capì. Solamente provava una stordita felicità fisica nellʼessere sopra una coltre, supina, con un peso dʼuomo che le opprimeva il cuore, il grembo, il seno, e quasi le chiudeva il respiro al sommo della gola.
Ma poi si ricordò con un brivido che non era il suo amante, anzi era quasi un fratello, che cercava di offendere la sua rinnovata castità. Un brusco dolore soverchiò nelle sue vene quella involontaria tentazione di gioia, e lʼurto fu così ruvido che le parve di ricevere una ferita, mentre il suo docile corpo di femmina era già immerso in un principio di voluttà.
Non seppe ribellarsi, non gridò; volse la faccia da un lato, e supplicava con la voce spenta:
—Ne me fais pas de mal, Jack... tu es mon frère, Jack... tu es mon frère...
Poi le scoppiò nella gola una convulsione di singhiozzi, e dagli occhi fermi, quasi morti, le cadevano lacrime brillanti su la spalla denudata.