Bluette guardava quel mare, chʼegli pure aveva guardato.
Così curvo era il firmamento che non si poteva nemmeno discernere quali stelle fossero nel cielo e quali navigassero nella cosparsa onda lontana. LʼAffrica invisibile mandava già il suo profumo di terra calda e barbara nel tremante spazio. Si sentiva il deserto respirare nella notte piena di fertilità.
Le azzurre isole Baleari galleggiavano come grandi giardini marittimi, gonfie di vegetazione, ravvolte in nuvole dʼoscurità e di profumo. Palma di Maiorca, ubbriaca delle sue rose, dormiva nel profondo semicerchio della sua baia notturna, tra un fantastico brulichìo di luci tremule, che si appendevano alla costa come leggere ghirlande.
Era già il mattino, quando apparvero, confuse nei vapori distanti, le cime della Grande Kabylia, nuvolosi vertici della baia di Algeri. Poi, lentamente, questo grande anfiteatro apparve, sotto le raggiere del sole nascente, chiuso allʼestremo confine dalla barriera ciclopica della Kabylia e dellʼAtlante.
Bluette guardò con gli occhi pieni dʼaurora, e guardando baciò con lʼanima sua dʼinnamorata quella terra stupenda che appariva.
Le montagne di Buzarea scagliavano alta nellʼazzurrità la cattedrale di Notre–Dame dʼAfrique. Laggiù, con i suoi mille vertici, brillava la capitale moresca del Mediterraneo, lʼantica emula di Cesarea, la schiava di Pedro Navarra, quella per cui pianse il Doria le sue belle armate, Algeri la sempre invincibile, Algeri la stupenda corsara.
Simile ad una immensa gradinata di marmo bianco, si sciorinava e scendeva in un delirio di luce verso il mare indolente. Sul più alto gradino, la Kasba fanatica dei vecchi sovrani Berberi scintillava traverso la lontananza come un incendiato palazzo di cristallo. E Bluette vide, su le ovali colline di Mustafà, stendersi la pigra dominazione della città europea, che uccise ormai per sempre il vecchio labirinto, il leggendario mistero della città mauritana. La neve dellʼalto Djurjura pareva dʼuna bianchezza inverosimile in quel colore di deserto.
Era un sogno, e Bluette sentì con lʼanima sua dʼinnamorata che stava per entrare nellʼincantesimo di una grande poesia.
Era la piccola ballerina di Parigi, che andava in cerca del suo amante, laggiù, verso le montagne azzurre della Grande Kabylia, nel sole del continente vertiginoso, nel rosso delirio dellʼAffrica satura di malefizio e di voluttà.