—Le Continental, Madame. Quoique le Victor et le Royal ne lui cèdent en rien.

—Merci. Jʼirai au Continental. Mais, diable! vous avez des moustiques effroyables dans ce beau pays!

—Eh, oui, Madame!... Sans compter quʼils sont très malins; rien ne les attire comme le parfum dʼune Parisienne!...

Ed ora la strada volava, arida e libera, impetuosa come la felicità. Orano moriva distanziata, in una grande burrasca di nuvole dʼoro, sotto la erta sottile montagna di Santa Cruz, che pareva simile ad un albero di prua.

Imbevute, sature di splendore, passavano le vigne rossastre del Tlelat, i lauri–rosa che fioriscono su le pendici del Téssala, gli sbarramenti agili che ritardano il mare ai leggeri e veloci fiumi discesi dallʼAtlante. Passava, iridata e sfarzosa come la stoffa dʼun telaio arabo, la bella campagna dʼAlgeria, che il sole impregna dʼuna rutilante fecondità. Passava, sollevata e quasi tremula nello sfarzo dellʼestremo pomeriggio, lʼanima della terra interna, che si avventa bruciando verso la disperazione, laggiù, nellʼinfinito oceano di sole, dove le strade bianche dellʼuomo, come riviere morte, si disperdono sotto il furore della vampa, nella perduta vastità.

Ed ella respirava con una specie di ubbriacamento quellʼaria un poʼ drogata, che la terra calda mandava ogni tratto contro le sue narici avide. Rannicchiata nel profondo sedile di cuoio, si lasciava portare dalla velocità come da una potenza gioiosa che le carezzasse tutta la persona. I semicerchi dʼoro delle sue lunghe ciglia tremavano di leggerezza e di piacere, mentre, nellʼurto dellʼaria, come in un sogno estatico vedeva la celere campagna e lʼincendiato orizzonte sparire.

Nella disperata serenità il sole pericolava su lʼinvisibile deserto; le case arabe scomparivano, quasi cancellate nel furore della luce: le palme sembravano ravvolte sino al vertice nella spirale di una nuvola bionda. Si sentivano le ruote sobbalzare, volando, su la terra battuta.

Un non so che di rosso, di angoscioso, di barbaro, entrava nello spirito azzurro della piccola ballerina di Parigi: era il delirio dellʼAffrica, il vertiginoso malefizio della terra lampeggiante.

Mimi Bluette! Mimi Bluette!... Era stata la bellezza e la musica sui palcoscenici della Capitale; aveva regalato la sua nudità cosparsa di brillanti ai teatri della città notturna, ove una danza impudica diventa lʼafrodisiaco di tutti gli amplessi. Ed ora portava la sua trasparente anima di ballerina verso la calamitosa bellezza del tropico, mesceva nel respiro della terra interna il suo leggero e tenace profumo di Coty.