—Laisse–la dire, la Grande!—insistette Boblikoff, ex–domatore dʼorsi, con la sua voce di fenomeno da fiera.—Tu vois bien quʼelle les a, ses perles!... Sans quoi elle aurait gueulé comme une bécasse: il mʼa volé mes perles!... il mʼa volé mes perles, ce grand salaud!
—Tais–toi, Koff. Tu mʼembêtes!—rispose Bluette.—Je ne suis plus une gourde à lʼheure quʼil est! Mes perles, je les avais données a Lélie, pour quʼelle me les garde.
—Si tu mʼavais choisi moi,—fece Boblikoff—tʼaurais pas eu tant de déboires!
Pʼtit–Béguin era seduto quasi in braccio a Dorée dʼArnac, una fra le più belle donne di Parigi, che gli carezzava i capelli brillanti, color del mogano, forse innamorata di lui perchè faceva il suo stesso mestiere.
Florina–Bey si bisticciava con un compare di rivista nominato Patrik Audel.
Poco dopo entrò Max, torvo e coi denti serrati. Senza guardare nessuno si mise in un angolo, coi due gomiti su la tavola.
Bluette gli andò vicino, con lʼintenzione visibile di riaccendere la lite. Gli altri la seguirono, e stando lʼuno dietro la spalla dellʼaltro, si tenevano pronti ad assumere le difese di Bluette.
—Eh bien, je te dis, moi, que tu peux faire ton sac et décamper quand tu voudras!—gli espose Bluette con le mani sui fianchi.—Voilà quinze mois que tu mʼexploites, et je nʼai rien dit parce que je suis douce...
Gli occhi obliqui di Max la fissarono con un cattivo riso. Poi squadrò velocemente le fisionomie dei presenti, ma dovette accorgersi che gli erano ostili.
—Oui, douce... et tout le monde peut le dire! Mais jʼen ai plein le dos, mon bellâtre! Va–t–en chez ta momie américaine! Si elle a du goût pour toi, quʼelle se le passe! Quant à moi, je te dis: La barbe! et lorsque Bluette a dit: La barbe...—zut, mon pʼtit, cʼest pour toujours!