Era già verso lʼora del crepuscolo. Tutto lʼemisfero si andava inclinando verso il terribile Gharb, la terra dʼOccidente.
Poi videro lʼacqua; lʼacqua viva, saltellante, limpida, rumorosa,—e la piccola stazione di Colomb–Béchar, in fondo al palmeto.
Lʼarrivo delle due Parigine mise addirittura sossopra quel Comando Militare e la poco numerosa colonia dʼEuropei. La notizia si sparse con incredibile rapidità. Messo piede a terra, il capotreno fece le sue confidenze al capo–stazione; questi ne parlò con il graduato che ritirava la posta militare; mezzʼora dopo tutta la guarnigione passeggiava curiosa e rumorosa davanti alla soglia del piccolo albergo di Colomb.
Era Montmartre che arrivava su lʼorlo del deserto, la Rue de la Paix che faceva una visita galante agli ambigui vicoli di Béchar.
Il luogotenente Silles le aveva date due lettere: una «pour M.r Abel Khan, commerçant en gros, qui sʼoccupera de vous former une caravane»; lʼaltra «pour le capitaine Maylho de Forrest, qui essayera de vous donner une escorte.»
Monsieur Abel Khan possedeva, nella strada principale di Colomb, un emporio di mercanzie dʼogni genere, una specie di Louvre coloniale, dove Mimi Bluette potè provvedersi di tutto quanto le mancava per viaggiare in carovana. Sidi Abel, come usavano chiamarlo nella regione, era un degno ebreo di Orano, carico dʼanni e di famiglia, danaroso, furbo, servizievole. Non fece troppe difficoltà, mise in moto un nugolo deʼ suoi figli, e promise che, per quanto lo concerneva, in tre giorni la carovana sarebbe di tutto punto allestita. Quanto al carovaniere, le parlò súbito di un tale Jossuf–el–Foukani, chʼera la perla dei capitani di lunga strada.
Questi venne per lʼappunto a farsi conoscere il giorno appresso. Era un Berbero color dʼoliva, che stando in piedi pareva mancare del suo cavallo; asciutto, rigido come un albero maestro, bellissimo uomo di tendini e di muscoli, con gli occhi tanto neri che mandavano iridescenze come il dorso degli scarabei. Una barbetta rossastra e ricciuta gli spuntava, simile a muffa, intorno alla mandibola infossata. Ravvolto nelle pieghe del suo caftano azzurro, le fece un vero saluto da Primo Console.
—Esselame halikoume, lalla! Que le salut soit sur toi, Madame! Esselame halikoume, lalla!